Recensione di Il Cosmo sul Comò

Sulla cima di un monte tibetano, il maestro di saggezza Tsu Nam (Giovanni) dona lezioni di vita ai suoi due discepoli Pin e Puk (Aldo e Giacomo).
Le improbabili saggezze del maestro fanno da cornice, all’ombra di un enorme Ginkgo Biloba, a 4 episodi di vita reale (o surreale) dove protagonisti sono chiaramente i tre comici.

Abbiamo una prima storia che vede la partenza per le vacanze estive di tre famiglie, che si concluderà nel modo più particolare e stravagante; quindi ci spostiamo in una chiesa, dove il parroco, il suo aiutante e un devoto parrocchiano saranno alle prese con una insolita somma di denaro, che potrebbe aiutarli a risolvere molti problemi; il terzo episodio vede i protagonisti, in una ambientazione da castello magico che fa l’occhiolino ad Harry Potter, impersonare alcuni ritratti che, appesi al muro, nella noia di una vita da dipinto, si fanno scherzi e cercano una via di ‘evasione’; infine l’episodio Temperatura Basale, dove Giacomo è alle prese con problemi di impotenza, e si vedrà costretto a seguire i consigli più che originali di dottori e santoni.
Una miscela quindi eterogenea, che va dal comune all’incredibile, dal sacro al profano, mostrando che, in qualsiasi situazioni ci si trovi, tutto è possibile, e quindi in un certo senso il Cosmo è proprio su un comò, raggiungibile da tutti nella sua varietà.


Di certo Ado Giovanni e Giacomo possono piacere o non piacere: le loro situazioni comiche, strettamente legate ai problemi quotidiani (il denaro, le vacanze, le relazioni con le donne) vengono trattate con il consueto spirito allegro e un po’ chiassoso, ma sono anche in grado di lanciare anche uno sguardo malinconico alla durezza della realtà e ai problemi quotidiani, e, forse per questo, risultano vicini allo spettatore. Volti noti del panorama comico italiano fanno da comparse, come Raul Cremona (il dentista dell’ultimo episodio) o Angela Finocchiaro (la dottoressa Gastani Frinzi sempre nel quarto episodio). Brevissime apparizioni anche del ‘Jean Claude’ (Marcello Cesena, che firma così la sua regia) e di Federica Cifola di Mai Dire Domenica.

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